Scuole aperte nel caos dalla Francia alla Campania

Scuole aperte nel caos dalla Francia alla Campania

In Francia le scuole hanno riaperto il 3 gennaio e in poco più di una settimana i casi di Covid19 sono triplicati. la Francia tocca un nuovo record: 350mila contagi in sole 24ore. Molte classi in quarantena e molte scuole chiuse. Per questo motivo, professori e personale scolastico hanno annunciato uno sciopero contro le disposizioni del governo. Il sindacato accusa il ministero dell’Istruzione di sottovalutare il problema.

Come per l’Italia, anche in Francia si ribadisce l’obiettivo principale di tenere aperte le scuole e garantire la didattica in presenza. Ma evidentemente qualcosa non sta funzionando nel monitoraggio degli studenti, dato che molte scuole sono state costrette a chiudere. Un sistema, inoltre, complesso da gestire che mette in difficoltà il personale. Gli insegnanti positivi e in quarantena non vengono sostituiti e questa situazione sta diventando insostenibile. Più un danno che un beneficio, quindi, per i ragazzi che sono costretti a questa modalità ibrida impossibile da programmare. Un giorno in presenza e il giorno seguente è possibile che si ritorni dietro uno schermo.

Nel frattempo il dibattito portato a lungo avanti sulle scuole si è concluso con una denuncia al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Il governatore campano era andato contro la decisione del governo e del ministro Bianchi di riaprire le scuole. Il Tar ha accolto il ricorso delle famiglie campane contro l’ordinanza di De Luca: la decisione di mantenere gli edifici scolastici chiusi è stata revocata. Ma resta il caos riguardo alle decisioni dei singoli comuni.

La decisione di tenere le scuole chiuse e non rientrare in classe dopo le vacanze natalizie è stata presa anche dalla regione Sicilia. L’ipotesi è di prolungare l’interruzione della didattica in presenza per altri due giorni, fino a metà del mese di gennaio a causa dell’aumento di contagi.

Apertura delle scuole e difficoltà: gli studenti chiedono garanzie

Anche in Italia l’assenza degli insegnanti e del personale ATA mette in seria difficoltà il normale andamento della scuola. Assenze che si aggirano intorno al 10% del personale e non si riescono a sostituire. Ma la carenza di personale è risaputa da prima dell’era covid nella scuola. Questo ha portato i presidi a sostenere che un rinvio di un paio di settimane della riapertura sarebbe stata la soluzione migliore. La motivazione è che non vi sono le condizione per fronteggiare una situazione simile. Anche gli studenti protestano perché vogliono tornare a scuola in presenza ma in sicurezza e al momento questa non è garantita. Gli studenti non sono tutelati, né in classe né sui mezzi di trasporto.

Ma il premier Draghi ha sottolineato ancora una volta che non ha senso chiudere le scuole se è tutto aperto. Un altro motivo è che la didattica a distanza acuisce le diseguaglianze tra gli studenti. “Basta vedere gli effetti della diseguaglianza tra studenti creata dalla Dad lo scorso anno per convincersi che questo sistema scolastico provoca diseguaglianze destinate a restare”. E anche se “probabilmente” ci sarà un aumento di Dad nelle prossime settimane, ma è “da respingere il ricorso generalizzato alla didattica a distanza”.

Il governo e le regioni rispondono alle difficoltà e agli scioperi degli studenti con promesse di tamponi gratuiti e rafforzamento dei mezzi pubblici e assunzioni del personale. Ma dopo due anni di pandemia è evidente che la gestione sbagliata anche dei fondi abbia portato gli studenti a non credere a queste promesse.

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