Kazakistan: violenze e rivolte, incendiato il Municipio

Kazakistan: violenze e rivolte, incendiato il Municipio

Le proteste in Kazakistan contro il rincaro delle bollette si stanno piano piano trasformando in una rivolta violenta. Ad Almaty, capitale finanziaria del Kazakistan, i manifestanti hanno assaltato e dato alle fiamme l’edificio del Comune.

A Aktobe, una delle città dove sono scoppiate le proteste per l’aumento dei prezzi del gas, i manifestanti hanno assaltato il municipio e, non trovando alcuna resistenza da parte delle forze dell’ordine, che si sono schierate con loro, sono riusciti a occuparlo.

Un video postato da Russia Today mostra un gruppetto di manifestanti sventolare bandiere e congratularsi in quella che sembra l’aula dell’assemblea comunale.

La Russia segue la situazione

La voce di Mosca non ha tardato farsi sentire. “Stiamo seguendo da vicino la situazione” ha affermato il ministero degli Esteri russo aggiungendo che al momento “non vi sono informazioni di cittadini russi feriti” nei disordini.

Il Kazakistan “non ha chiesto assistenza” alla Russia in relazione alle massicce proteste in corso nel Paese. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, avvertendo che “è importante che nessuno interferisca” nella situazione in corso. “Siamo convinti che i nostri amici del Kazakistan possono risolvere i loro problemi interni in modo autonomo”, ha aggiunto Peskov, citato dall’agenzia Ria Novosti.

Violenza in Kazakistan

Il bilancio delle violenze nel Paese è di un centinaio di agenti delle forze dell’ordine feriti, 200 persone arrestate e 37 volanti della polizia danneggiate.

Il presidente del Paese dell’Asia centrale, Kassym Jomart Tokayev, ha licenziato il governo dopo che alcune proteste senza precedenti sono scoppiate in una provincia ricca di petrolio a causa dell’aumento dei prezzi del gas. Un comunicato pubblicato sul sito web presidenziale questa mattina ha ufficializzato l’accettazione da parte di Tokayev delle dimissioni del gabinetto guidato dal primo ministro Askar Mamin.

Tokayev ha anche imposto lo stato di emergenza a Almaty, capitale finanziaria, e nella provincia occidentale di Mangystau.

Secondo alcuni testimoni ad Almaty vi sono state delle esplosioni nei pressi di due strade dove i manifestanti stanno costruendo barricate. Le forze dell’ordine utilizzano granate stordenti e gas lacrimogeni.

Nel frattempo il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale Nur-Sultan.

Secondo la polizia, che ha messo in campo la Guardia nazionale e l’esercitoci sono “estremisti” in azione e che hanno preso il sopravvento, picchiando fino a 500 civili. Anche il presidente, Kassym-Jomart Tokayev, ha giocato la carta degli “estremisti”,  sostenendo che ci sono persone manovrate da “potenze straniere” che vogliono “far saltare la stabilità” nel Paese, il più grande dell’Asia centrale, e “frantumare l’unità” del popolo. 

La polizia è “dalla parte della gente”

A Aktobe la polizia si rifiuta di arrestare i manifestanti affermando di “essere dalla parte della gente“. Sono circa mille i manifestanti davanti alla sede del Comune e intonano slogan sulla polizia che li sostiene.

I motivi della protesta

La causa iniziale dei disordini era un aumento dei prezzi del GPL a Mangystau, ricca di idrocarburi. La mossa del governo di abbassare i prezzi in linea con le richieste dei manifestanti non è riuscita a calmarli. I rapporti dei media indipendenti hanno suggerito che l’annuncio di Tokayev di un nuovo prezzo di 50 tenge (11 centesimi di dollaro) al litro, rispetto ai 120 dell’inizio dell’anno, non è riuscito a indebolire le manifestazioni, che ora stanno diventando piuttosto volente.

Mangystau dipende dal GPL e qualsiasi salto nei prezzi avrebbe influenzato il prezzo del cibo, che ha visto forti aumenti dall’inizio della pandemia.

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