Il governo di Gabriel Boric al femminile: la svolta del Cile

Il governo di Gabriel Boric al femminile: la svolta del Cile

Il neo presidente cileno Gabriel Boric ha annunciato i membri del suo governo. La maggior parte delle cariche sono state affidate a donne e ex leader di proteste studentesche come lui. Su 24 membri 14 sono donne: la vera svolta al femminile del governo di Boric. Un elemento fondamentale è anche una quota di ministri con età inferiore ai 40 anni. Membri autorevoli come l’ex capo della Banca centrale alle Finanze e la nipote di Salvador Allende alla Difesa.

Gabriel Boric è stato eletto il 19 dicembre scorso dopo un ballottaggio con Josè Antonio Kast, candidato di destra. A marzo inizierà il suo mandato presidenziale come il più giovane nella storia del Cile, Boric ha soli 35 anni. Il leader del Pacto Apruebo Dignidad ha vinto con il 55,8% di voti. Uno stacco netto dal candidato di estrema destra di almeno 10 punti. Si è trattato di uno dei ballottaggi più partecipati della storia. I cileni hanno dimostrato di voler cambiare qualcosa nel loro paese e Boric si fa portavoce di questo cambiamento.

Ha guidato proteste iniziate nel 2019 contro le disparità economiche e l’inclusività del paese. Questo ha portato i cileni a voler redigere una nuova Costituzione e abbandonare quella che vige dai tempi della dittatura militare di Pinochet nel 1980. Alla fine del 2020 quasi l’80% dei cileni si è dichiarato favorevole a cancellare la vecchia Costituzione. Anche lì per le strade di Santiago e di tutto il Cile le folle si erano unite per festeggiare la conclusione di un’era della loro storia.

Un drastico e necessario cambiamento serve al Cile ed è quello che promette Boric. Dai festeggiamenti della sua vittoria si è sentito il bisogno dei cittadini di giustizia sociale. “Vogliamo equità nell’educazione, nella sanità e nei salari. Voglio un reale cambiamento.” dice una sarta di 72 anni Lucrecia Cornejo.

La dimostrazione pratica di questo cambiamento è arrivato con la scelta dei membri del governo e la censura verso il passato dittatoriale del Cile. “Non possiamo mai più avere un presidente che dichiara guerra al suo popolo” ha dichiarato Boric. Non una sfida semplice quella del neo presidente di sinistra, quello di chiudere il capitolo pinochettismo ma è quella la direzione. Punta sui diritti umani e sul progresso delle donne. “Creeremo anche un sistema nazionale di assistenza che riconosca e valorizzi le donne. Faremo progressi nella socializzazione, valorizzazione e corresponsabilità, lasciandoci alle spalle l’eredità patriarcale della nostra società.”

Nel suo governo le donne non sono solo numeri per la parità o quote rosa. Sono donne di spessore scelte con cura e a cui sono stati affidati importanti dicasteri. Oltre alla Difesa, anche Esteri, Giustizia, Salute e Ambiente sono nelle mani delle donne. Quest’ultimo ministero ha un ruolo fondamentale nella svolta di Boric guidato da una fisica e climatologa. La crisi climatica è una priorità per il neo presidente designando il suo governo come il “primo governo ecologista della storia del paese.”

Non sono scelte senza senso quelle di Boric. All’Educazione, ad esempio, per la prima volta a guidarlo sarà un insegnante. Come l’ex capo della Banca centrale alla Finanza.

Gabriel Boric, da studente rivoluzionario a presidente del Cile

Il neo presidente cileno è millennial di estrema sinistra che si ispira a Salvador Allende cresciuto nella politica di strada, studentesca battendosi per i bisogno degli ultimi per un’istruzione gratuita. La sua attività politica inizia nel 2014 quando viene eletto deputato tra le fila del partito Convergencia Social. Boric ha lavorato in prima linea alla stesura della nuova Costituzione, da vero “padre costituente” di questo nuovo Cile. Una vittoria senza pari nella storia del paese, una vittoria per eliminare le profonde diseguaglianze ed eliminare il profondo divario tra ricchi e poveri. Una sfida molto ambiziosa e complessa ma che il Cile, e il L’America Latina meritano.

A esultare la vittoria di Boric il mese scorso anche la comunità LGBTQ, speranzosa delle riforme volte all’inclusività del programma di Boric. Chiaro segno della volontà del popolo cileno di voler andare avanti e non guardare al passato, come il passato di Augusto Pinochet che con fervenza difendeva il suo avversario Kast. La spinta progressista dei sostenitori di Boric viene dalla lunga e costante iniquità del paese in cui vigeva un’economia per pochi. Boric guida questa protesta e sostiene questo cambiamento da dieci anni, da quando ha guidato la protesta studentesca per un’istruzione migliore e per tutti. Ora è il momento di metterlo in atto e creare un Cile “Para vivir mejor“.

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