I gioielli dei Savoia, pronti ad una causa con lo Stato

I gioielli dei Savoia, pronti ad una causa con lo Stato

I Savoia rivendicano i gioielli di famiglia custoditi nella Banca d’Italia dal ’46. Disposti ad iniziare una causa allo Stato italiano per la loro restituzione.

I gioielli dei Savoia, sono una lunga storia che di volta in volta affiora negli argomenti di politica. Soprattutto in questi giorni che i nostri politici sono presi dalla nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Ma questa volta non sono solo voci. Ieri 25 gennaio vi è stato un incontro di mediazione, voluto dagli eredi Savoia, per arrivare ad un dunque di questa “preziosa” questione.

Alcuni particolari dell’incontro

I Savoia vogliono tornare in possesso dei gioielli della Corona, custoditi dentro uno scrigno in un caveau della Banca d’Italia dal giugno del 1946. Un bottino scintillante e prezioso composto da 6.732 brillanti e 2000 perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille varie. Ieri il primo incontro di mediazione per discutere sulla modalità della restituzione tra il legale della famiglia Savoia, l’avvocato Sergio Orlandi, e i rappresentanti della Banca D’Italia, della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia.

L’incontro, convocato dal mediatore Giovanni De Luca, è stato organizzato su istanza del principe Vittorio Emanuele di Savoia e delle principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, passato alla storia come «il re di maggio». Qualora al termine della mediazione le parti non arrivassero (com’è probabile) a una soluzione, i Savoia, sempre rappresentati dall’avvocato Orlandi, procederanno a citare in giudizio lo Stato con l’intento di riavere indietro i gioielli.

I Savoia rivendicano i gioielli in modo formale. Cosa risponde la Banca d’Italia?

Per la prima volta i Savoia, rivendicano la proprietà dei gioielli in modo formale. Infatti è stata già avanzata, una richiesta di restituzione dei gioielli custoditi in via Nazionale, il 29 novembre del 2021 dall’avvocato dei Savoia Sergio Orlandi. Tramite l’invio di una raccomandata indirizzata alle tre istituzioni individuate come interlocutrici nella mediazione. La risposta non si fa attendere, il 30 novembre, attraverso gli avvocati Marco Di Pietropaolo e Olina Capolino che, per conto della Banca d’Italia, hanno bocciato la richiesta scrivendo: – “La restituzione non può essere accolta, tenuto conto delle responsabilità del depositario” -.

Tiara con diamanti e perle

C’è la possibilità che questi gioielli tornino ai Savoia?

Secondo il legale Orlandi della Real Casa c’è una possibilità che i gioielli dei Savoia tornino ai reali. La proprietà dei gioielli, a differenza di altri beni immobili e mobili appartenuti ai Savoia in territorio italiano fino al 1946, è una questione aperta. Nello specifico, i gioielli non sono mai stati confiscati. Cosa che invece avvenne con il resto del patrimonio dell’ex casa regnante dei Savoia, assunto dallo Stato dopo la nascita della Repubblica. Così come sancito dalla tredicesima disposizione finale e transitoria della Costituzione.

Perché i gioielli dei Savoia sono fuori dalla confisca?

Come tutto o quasi la risposta è nella storia. Perché questo “buco” o omissione voluto nella confisca fu voluto, così come Formula vaga, scriverà Einaudi, proprio per lasciare una porta aperta ai Savoia per rientrare in possesso dei gioielli.

Bisogna tornare indietro ai giorni successivi alla nascita della Repubblica, sancita con il referendum del 2 giugno del 1946. Tre giorni dopo il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, su incarico di Umberto II che poi andrà in esilio, consegna i gioielli all’allora governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica. Nel verbale di consegna del 1946 del ministro Lucifero è scritto: – Si affidano in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno -. Ed è proprio questa formula a far ben sperare l’avvocato Orlandi.

Il quadro che si prospetta è…

Riepilogando, in questi settant’anni della Repubblica si è arrivati a una mediazione formale ma è anche vero che, nessuno ha pensato a una soluzione e neppure a come valorizzare quel tesoro. Il premier Mario Draghi di oggi e prima governatore della Banca d’Italia quando la Regione Piemonte, anno della Repubblica 2006, chiede di poterli almeno mettere in mostra, così come fa la Corona inglese incassando milioni di sterline ogni anno. Draghi diede il nulla osta ma serve quello della presidenza del Consiglio, che non arriverà mai.

Così il tesoro resta là sotto nel caveau, e i pretendenti a quel che resta del trono possono usare anche l’argomento dell’inerzia e dello spreco. E magari barattare la restituzione con una disponibilità all’esposizione. Intanto le trattative, da ieri, sono in corso vediamo cosa succederà.

Resta aggiornato con le notizie di Risolutonews.it

CATEGORIE
TAGS